La prevenzione incendi in condominio: questioni relative alla ripartizione delle spese

di Roberta Tonelli - Avvocato

Pubblicata il: 23 Gen 2020

La materia della prevenzione incendi è regolata da normative tecniche molto articolate, alle quali si sono recentemente aggiunte, per quanto riguarda gli edifici in condominio, le disposizioni previste dal DM 25 gennaio 2019, contenente norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione entrato in vigore il 6 maggio 2019, che integra, con previsioni più stringenti, il DM 246 del 16 maggio 1987.

Il provvedimento sopra citato contiene disposizioni applicabili sia agli edifici di nuova costruzione, sia agli edifici esistenti aventi altezza antincendi superiore a 12 metri (oltre i quattro piani) che siano oggetto di interventi che comportino la realizzazione o il rifacimento, anche parziale, delle facciate, oltre a dettare specifiche misure di gestione della sicurezza, differenziate in base all’altezza dell’edificio.

Le indicazioni previste dal nuovo decreto dovranno applicarsi, in parte, entro il 6 maggio 2020 ed, in parte, entro il 6 maggio 2021 e comportano la necessità di ulteriori adempimenti, rispetto a quelli già prescritti, in materia di prevenzione incendi.

Il rispetto della normativa antincendi, anche nei condomini, è attestata dal rilascio, nei casi in cui sia obbligatorio ai sensi della normativa tecnica in vigore, del Certificato di Prevenzione Incendi da parte del competente Comando provinciale dei Vigili del fuoco che certifica, appunto, il rispetto della normativa di prevenzione incendi e, quindi, la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio nell’edificio.

L’ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi ed il suo rinnovo, in particolare negli edifici di più risalente costruzione, è spesso subordinato alla esecuzione di opere, nelle parti comuni degli edifici e /o nelle porzioni di proprietà esclusiva, che possono essere anche molto onerose dal punto di vista economico.

L’esecuzione di dette opere e la ripartizione delle relative spese può, quindi, generare contenziosi all’interno dei condomini, in particolare quando si tratta di intervenire sui locali adibiti ad autorimessa e si tratti di definire se i costi inerenti debbano essere ripartiti tra tutti i condomini o solo tra i condomini proprietari di autorimessa.

Ai sensi dell’art. 1123, secondo comma, del codice civile sarebbe infatti possibile ripartire le spese in base all’uso delle parti comuni, qualora si tratti di cose destinate a servire i condomini in misura diversa.

La questione è stata affrontata recentemente dalla sentenza del Tribunale di Bologna 493 del 10 ottobre 2015 (citata da vari siti web tra i quali ww.condominioweb.com) che ha negato l’applicabilità del principio sopra richiamato, operando la distinzione tra: opere necessarie ad adeguare alla normativa antincendio le strutture portanti di cui all’art. 1117 n. 1 del codice civile (muri maestri, travi portanti ecc) appartenenti a tutti i condomini mediante opere di “protezione passiva” e opere di “protezione attiva” aventi la funzione di proteggere le persone che utilizzano i locali adibiti ad autorimessa mediante opere di pertinenza degli stessi (impianti elettrici, idranti, estintori ecc).

Secondo il nostro Tribunale, pertanto: “l’assemblea condominiale, in considerazione delle differenti opere imposte dalla normativa antincendio, riguardanti rispettivamente le parti strutturali comuni (opere di protezione passiva) e le autorimesse di proprietà esclusiva (opere di protezione attiva) in applicazione dell’art. 1123 comma 1° e 3° c.c., ha correttamente attribuito le spese per le opere relative alla protezione passiva delle parti strutturali comuni a tutti i condomini in base alle tabelle millesimali, e le spese per la protezione attiva delle parti di pertinenza delle autorimesse solo ai proprietari delle stesse”.

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