La Caldaia a condensazione: funzionamento e detrazioni fiscali

di Ingegner Alberto Veggetti

Pubblicata il: 15 Mar 2019

Fino a poco tempo fa in caso di sostituzione del generatore di calore si poteva scegliere tra una caldaia ‘classica’ stagna a tiraggio forzato o una a condensazione.  I primi modelli a condensazione erano decisamente costosi e quindi, spesso, si optava per una caldaia tradizionale.

Oggi invece, al fine di ridurre i consumi energetici, i produttori non possono più commercializzare i vecchi modelli e quindi la caldaia a condensazione è diventata l’unica tipologia disponibile sul mercato (per le utenze domestiche).

Ma come funziona e perché consuma meno?

Nelle caldaie tradizionali lo scambio termico tra i fumi della combustione e l’acqua del circuito del riscaldamento era progettato in modo tale da non abbassare troppo la temperatura dei fumi di scarico proprio per scongiurare il fenomeno della formazione di condensa perché questa avrebbe creato dei problemi di funzionamento alla caldaia e formato acqua nelle canne fumarie. Chiaramente far uscire i fumi ad alta temperatura (circa 100°C) significa buttare tanto calore che sarebbe invece possibile utilizzare.

Con una caldaia a condensazione i fumi vengono raffreddati fino a temperature molto più basse e una diversa tecnologia costruttiva permette di raccogliere l’acqua che si forma e di scaricarla nelle tubazioni domestiche; è quindi necessario prevedere un collegamento allo scarico, ed è questo l’unico aspetto che potrebbe causare complicazioni se la canna fumaria si trova lontana da bagni o cucine.

Per avere un’idea una caldaia tradizionale a camera stagna ha un rendimento globale che difficilmente arriva al 90% mentre una caldaia a condensazione può arrivare facilmente a rendimenti superiori al 100%.

Passare a una caldaia a condensazione è quindi obbligatorio in caso di rottura del generatore esistente, ma andrebbe valutato anche nei casi di caldaie non recentissime ma ancora funzionanti, perché la spesa complessiva dell’intervento non è molto elevata, mentre il risparmio ottenibile, ad esempio in appartamenti grandi e che consumano molto per il riscaldamento, potrebbe essere tale da ripagare l’investimento in pochi anni.

La legge di bilancio 2018 ha introdotto nuovi scaglioni per le detrazioni fiscali a cui si può accedere:

Per una installazione classica (caldaia e cronotermostato o valvole termostatiche standard) si ricade nel caso delle detrazioni fiscali del 50%

Per poter beneficiare di incentivi maggiori (65%) occorre invece utilizzare sistemi evoluti di controllo della temperatura che siano in grado di modulare il funzionamento della caldaia in base alla temperatura esterna e alla velocità con cui si scalda il nostro ambiente.

Per accedere agli incentivi fiscali per il cambio caldaia (ma anche per tutti gli interventi di ristrutturazione e di efficientamento energetico) occorre presentare la domanda tramite il sito ENEA (Per lavori terminati nel 2019 la pagina non è ancora attiva mentre per gli interventi terminati nel 2018 il termine è stato prorogato fino al 1/4/2019 a causa di problemi tecnici-informatici).

L’Agenzia ha anche pubblicato una pagina web informativa, suddivisa in base alla tipologia di intervento, dove sono presenti tutte le indicazioni, le procedure e i documenti da trasmettere e/o conservare.

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