Imu coniugi con residenze diverse in Comuni diversi

di Avv. Oriana Raffaela Battesini

Pubblicata il: 25 Gennaio 2021

Non basta spostare la residenza nella seconda casa per godere dell’esenzione Imu: l’agevolazione fiscale richiede anche il requisito dell’abitazione principale. 

 Li chiamano “i furbetti dell’Imu”: sono le coppie di coniugi che, titolari di un immobile a testa, stabiliscono la propria residenza in una diversa abitazione in modo da ottenere due volte, e per ciascuno dei suddetti immobili, l’esenzione Imu. Così, ad esempio, il marito risulta residente nella casa in città, la moglie in quella al mare ed entrambi dichiarano che in essa vi è la rispettiva abitazione principale in modo da fruire del beneficio fiscale. Ma si può fare? Cosa prevede la legge sull’Imu per i coniugi con residenze diverse in Comuni diversi?

La questione è stata analizzata più volte dalla Cassazione.

Più di recente, la Suprema Corte con la sentenza del dicembre 2020 ha precisato che l’esenzione Imu sussiste solo nel caso in cui marito e moglie siano residenti e abitino la stessa casa. Un deciso stop alle case al mare travestite da prime.

Per ottenere quindi l’esenzione Imu non basta spostare la propria residenza anagrafica al Comune nell’immobile in questione, ma bisogna anche abitarci materialmente.

Il doppio requisito è stato previsto proprio per contrastare le pratiche dei “furbetti Imu” ed evitare che la residenza fosse spostata a proprio piacimento solo per godere delle esenzioni fiscali.

In realtà, sarebbe già illegittimo, di per sé e al di là della questione fiscale, il comportamento di chi dichiari una residenza che non è quella effettiva. La legge infatti impone di indicare, come propria residenza, la dimora abituale, ossia il luogo ove il cittadino vive per gran parte dell’anno. Una dichiarazione non veritiera all’anagrafe costituisce reato, quello di «falso in atto pubblico».

Se però il primo requisito (la residenza) può essere oggetto di verifica tramite un semplice accesso all’anagrafe comunale, il secondo (la dimora abituale) richiede un accertamento più penetrante. È infatti necessario un accesso all’abitazione per verificare se la stessa sia abitata o meno. Per evitare complicazioni di questo tipo, i Comuni hanno iniziato a farsi consegnare, dalle società fornitrici delle utenze, le ultime bollette con i consumi. In tal modo, è possibile verificare se un immobile viene effettivamente vissuto o meno. Si pensi, ad esempio, a una casa al mare ove, nei mesi invernali, nessuno vi entra, non registrando consumi di riscaldamento e di luce.

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