Il termine concesso per lo sgravio fiscale dovrebbe essere posticipato al dicembre del 2023, o meglio al 2024

di avv. Enrico Rizzo

Pubblicata il: 07 Lug 2020

Sogno o concreta realtà? Se lo chiede Enrico Rizzo, presidente Asppi (piccoli proprietari immobiliari) dopo avere letto il Decreto Rilancio. «Così come scritto pare un bellissimo sogno», commenta. I proprietari immobiliari avrebbero infatti «l’opportunità straordinaria di rinnovare la qualità energetica e sismica dei propri immobili con beneficio per tutta la comunità». Senza entrare in particolarismi tecnici o giuridici, «rileviamo alcune debolezze del decreto che ci auspichiamo vengano superate nella conversione in legge». Il tempo. C’è «una forte sproporzione fra il tempo concesso per lo sgravio fiscale del 110% di lavori effettuati dal 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021 e le finalità del decreto». Chi conosce le dinamiche condominiali, spiega Rizzo, «sa che i tempi per le decisioni sono lunghi». E le norme sul distanziamento li allungheranno ancora. È perciò «difficile pensare che in così poco tempo, circa un anno e mezzo – o meno, in caso di ritardo nella emissione dei decreti attuativi e della circolare dell’Ufficio delle Entrate – si possa ottenere l’obiettivo». Rizzo si augura che il termine sia posticipato «al 31 dicembre 2023, o meglio al 2024. Ciò permetterebbe di approntare interventi con gradualità e tranquillità». Il presidente Asppi segnala poi problemi concreti per chi vuole usufruire dell’ecobonus.
1) «Non esiste prodotto assicurativo che protegga Condominio o proprietario se l’impresa ritarda o sospende i lavori, facendo perdere l’agevolazione fiscale in caso di sforamento oltre il 31 dicembre».
2) Molte imprese o tecnici «sono diventati improvvisamente ‘esperti del settore’, con crescente difficoltà nella scelta».
3) Il «miraggio dei ‘lavori gratis’ potrebbe trarre in errore i proprietari, che invece di selezionare le imprese sulla base di lavori già eseguiti, consistenza organizzativa e patrimoniale e delle capacità finanziarie, potrebbero scegliere solo sulla base di considerazioni economiche non sempre felici. Stessa cosa per la scelta dei tecnici».
4) Molte imprese «non hanno la forza finanziaria per sopportare il peso di uno sconto pari al credito fiscale, e quelle che hanno queste capacità hanno un tetto massimo da non superare».
5) Le banche «non sono ancora in grado di approntare gli strumenti finanziari, che molto probabilmente avranno poi un tetto massimo oltre il quale non accetteranno più la cessione del credito di imposta. E solo banche di una certa dimensione potranno accettare il credito di imposta ».
6) Attenzione a preventivi e capitolati dei contratti di appalto: «Ci potrebbe essere chi è tentato di aumentare fittiziamente i preventivi per avere un maggior credito d’imposta e rendere l’offerta più appetibile».
7) «Indispensabile sarà nominare un Direttore lavori indipendente, evitando di incaricare quello suggerito dall’impresa».
8) La stesura del contratto di appalto «dovrà essere affidata a un professionista di fiducia. O si dovrà controllare con cura quello fornito dall’impresa, inserendo una penale in caso di mancato rispetto dei tempi di consegna dell’opera».

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