Il fallimento può recedere dal contratto di comodato

di Avv. Vittorio Sardini

Pubblicata il: 04 Novembre 2020

L’intervenuto fallimento del comodante costituisce evento idoneo a determinare l’obbligo da parte del comodatario di restituire al fallimento stesso il bene oggetto del contratto di comodato.

Ai sensi del secondo comma dell’art. 1809 c.c., il comodatario è tenuto alla restituzione del bene detenuto in comodato allorchè il comodante ne faccia richiesta, anche prima del termine eventualmente pattuito, in conseguenza di un personale sopravvenuto bisogno urgente ed imprevisto.

Secondo la Corte di Cassazione – Sentenza 31/10/2018 n. 27938 – un tale “bisogno” sopravvenuto si configura nell’ipotesi di fallimento del comodante, prevalendo sull’interesse del comodatario di mantenere il godimento del bene, la necessità della Curatela, di interesse pubblico, di ottenere un proficuo realizzo dei beni di proprietà del fallito, acquisiti ex art. 42 Legge Fallimentare, attraverso la vendita o la locazione a favore della massa creditoria del bene oggetto del precedente contratto di comodato, con conseguente obbligo del comodatario di provvedere all’immediata restituzione del bene in questione.

Tale orientamento giurisprudenziale costituisce un forte deterrente alla invalsa deprecabile prassi “truffaldina” posta in essere dai debitori di stipulare contratti di comodato al sotteso scopo di sottrarre il bene all’azione dei creditori evitandone od ostacolando il relativo recupero dei crediti.

Avv. Vittorio Sardini

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